Crescere al tempo dell’IA
I dati sono per lo più riferiti a territori extra-provincia, in quanto relativi a fenomeni recenti non necessariamente coperti a livello locale.
In sintesi
In vent’anni, internet è entrato prepotentemente nella vita quotidiana dei ragazzi, sia per la comparsa di smartphone e tablet, che per la diffusione di social network e social media. Nel 2001, si connetteva tutti i giorni il 4% degli 11-14enni e l’11% dei 15-19enni; nel 2025 rispettivamente l’85% e il 95%. Decisivo l’aumento portato dal lockdown nella fascia 6-10 anni: l’uso quotidiano passa dal 27% del 2019 al 55% nel 2021, per attestarsi oltre il 40%.
Oggi il profilo social arriva prima dei 14 anni: ce l’ha il 62% degli 11-13enni che usano internet e il 95% dei 14-19enni (tre su quattro su più piattaforme). Il contatto con gli amici è continuo, sia online (più volte al giorno per il 55% dei 14-19enni) che di persona.
Pur sotto la media UE, anche in Italia l’adozione dell’IA generativa è arrivata per prima tra i più giovani: nel 2025 (primo anno di rilevazione Eurostat), l’ha usata il 52% dei 16-19enni italiani e il 43% dei 20-24enni, contro il 20% della popolazione 16-74. Tra gli utenti 16-19enni, l’uso per lo studio è citato dal 78%, e l’uso privato dal 46%.
L’IA generativa arriva su un terreno che la pandemia ha segnato (vedi Benessere e salute mentale dei ragazzi). Usata anzitutto per studiare, le prime valutazioni sperimentali dicono che l’IA può aiutare l’apprendimento, ma solo se usata come tutor con regole esplicite.
I dispositivi in mano a bambini e ragazzi
Lo smartphone arriva sempre prima: tra i bambini di 6-10 anni lo usa tutti i giorni uno su tre, quasi il doppio rispetto a prima della pandemia.
Nel 2022-23 usa lo smartphone tutti i giorni il 33% dei bambini di 6-10 anni, contro il 18% del 2018-19; nel Sud e nelle Isole il 44%, al Nord il 24%.
NB: elaborazioni ISTAT per Save the Children (“Educare al digitale”, aprile 2025). Misura l’uso, non il possesso di un dispositivo personale. Stima campionaria.
L’utilizzo di internet e schermi
In poco più di vent’anni usare internet ogni giorno è passato da eccezione a norma: la didattica a distanza adottata nel lockdown ha segnato un’accelerazione senza ritorno anche tra i più piccoli.
Si nota una sorta di “corto circuito” nella normativa scolastica: da un lato si esorta a limitare l’uso di smartphone e tablet per assicurare il benessere psicofisico degli studenti (Circolare MIM 3392/2025, 2025, Nota MIM 5274/2024, 2024); dall’altro, si promuove ormai da tempo l’adozione di libri di testo in modalità mista e digitale per la didattica (a partire da D.M. 781/2013, 2013, Nota MIUR 2581/2014, 2014). D’altra parte, vigilare sui tetti di spesa dei manuali scolastici (D.M. 781/2013, 2013) può entrare in contraddizione con la promozione dell’approccio BYOD (bring your own device) (MIUR, 2015), che sposta l’onere economico dell’acquisto dei dispositivi tecnologici direttamente sulle famiglie.
Uso di internet e PC per età (trend)
La crescita dell’uso di internet è avvenuta a ritmi più accelerati per i più piccoli, intanto che l’uso del PC cedeva il passo ai dispositivi mobili.
Il salto del 2020 riguarda soprattutto i bambini di 6-10 anni, e da allora non è più rientrato. Il PC segue la parabola opposta: superato da internet a metà anni 2000, oggi lo usa meno di metà dei 6-10enni; l’unico rimbalzo è il 2020 della didattica a distanza. Emilia-Romagna e Nord-est stanno stabilmente un paio di punti sopra la media italiana.
NB: stima campionaria, da leggere nei trend più che nei singoli anni. La classe 15-19 anni è una nostra stima (media delle classi ISTAT 15-17 e 18-19, pesata con gli anni d’età che coprono). Nel 2004 l’indagine non è stata svolta. L’uso del PC è rilevato dai 3 anni, quello di internet dai 6.
L’uso dell’IA generativa (Italia v. UE)
Sul finire del 2022 OpenAI ha reso l’IA generativa accessibile a tutti con ChatGPT; sono seguiti Gemini, Claude e Meta AI, sempre più integrati negli strumenti di uso comune. A fine 2025 la usavano già circa 15 milioni di italiani, uno su tre tra chi va online (Audiweb); tra i 16-19enni, uno su due (Eurostat).
Il 2025 è il primo anno di rilevazione Eurostat dell’uso di strumenti di IA generativa. Lo scarto con l’Europa è ampio a tutte le età. Le ragazze la usano un po’ più dei ragazzi, in Italia come nell’Unione Europea. Sugli scopi, i 16-19enni italiani studiano con l’IA quanto i coetanei europei ma la usano molto meno per fini privati. L’uso per lavoro, a quest’età, è marginale.
NB: dati Eurostat dell’indagine europea sull’uso delle tecnologie digitali (per l’Italia la fonte è l’ISTAT). L’adozione è in % delle persone della stessa età; gli scopi sono in % di chi ha usato l’IA negli ultimi tre mesi e non si escludono a vicenda. Un solo anno, solo livello nazionale; sotto i 16 anni non esistono dati ufficiali. Stima campionaria.
Diffusione e percezioni dell’IA (adulti USA)
Un recente studio del Pew Research Center su un campione di persone maggiorenni in USA, fa riflettere su una caratteristica peculiare di questa tecnologia: la sua diffusione in tempi rapidissimi convive con la consapevolezza che possa portare a conseguenze negative (Gottfried et al., 2026).
Negli Stati Uniti un adulto su quattro usa l’IA ogni giorno: uno su tre tra i 18 e i 49 anni, meno di uno su dieci oltre i 65. Chi la usa di più non è però il più fiducioso: tra i 18-29enni quasi uno su due si aspetta che nei prossimi vent’anni l’IA abbia effetti negativi sulla società, solo uno su sette effetti positivi. Quando si pensa alla propria vita il giudizio è meno severo. Gli over 65, che la usano poco, sono soprattutto incerti.
NB: sondaggio del Pew Research Center su 5.119 adulti USA (febbraio 2026); stima campionaria, con un margine d’errore di circa ±4 punti tra i 18-29enni. Non è mostrato chi si aspetta un impatto ugualmente positivo e negativo (tra il 23 e il 32%).
IA come tutor?
In Italia una sperimentazione ministeriale è in corso dal 2024, ma finora ne sono stati anticipati solo risultati parziali. Qualche evidenza più solida viene dall’estero. Le prime valutazioni sperimentali, suggeriscono che il tutor IA funziona se proposto con controlli e condizioni prefissate.
IA generativa e apprendimento: i primi studi sperimentali | |||
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Studio | Chi | Come è usata l'IA | Risultato |
Bastani et al. (2025), PNAS | Circa 1.000 liceali, Turchia, matematica | ChatGPT libero oppure ChatGPT tutor che dà indizi, non soluzioni | Con ChatGPT libero gli esercizi vengono meglio, ma all'esame senza IA i voti sono più bassi di chi non l'ha usato (-17%). Con il tutor che dà solo indizi il danno sparisce, ma non si impara di più |
Kestin et al. (2025), Scientific Reports | 194 universitari, Harvard, fisica | Tutor costruito dai docenti, al posto della lezione in aula | Con il tutor IA gli studenti imparano circa il doppio che in aula, e in meno tempo |
De Simone et al. (2025), Banca Mondiale | Studenti delle superiori, Nigeria, inglese | Doposcuola di 6 settimane, con insegnanti che guidano l'uso | In sei settimane, progressi in inglese pari a più di un anno di scuola ordinaria (stima degli autori) |
Wang et al. (2024), Stanford, working paper | 1.800 alunni di scuole svantaggiate e 900 tutor, Stati Uniti | L'IA suggerisce al tutor umano come rispondere, non parla con l'alunno | Gli alunni superano più spesso le verifiche sugli argomenti (+4 punti percentuali); il vantaggio è più che doppio con i tutor meno esperti |
Studi con gruppo di controllo; nessuno riguarda l'uso libero dell'IA da parte di minori fuori dalla scuola. | |||
Anche i docenti sono cauti: tra quelli che hanno risposto a un’indagine INDIRE (2025, campione di volontari), l’83% ritiene che l’IA vada usata con molta attenzione, perché gli studenti possono fidarsi di risultati inattendibili, e il 52% la vede come un possibile fattore di distrazione (INDIRE & Casa Editrice La Tecnica della Scuola, 2025).
IA e tecnologie: quale ruolo per scuola, famiglie e realtà educanti?
L’IA generativa funziona da amplificatore: può potenziare l’accesso alle informazioni, l’apprendimento e la produttività, ma può acuire problemi già osservabili tra i giovanissimi e danneggiarne lo sviluppo cognitivo e relazionale. I dati mostrano che l’IA è arrivata prima tra i più giovani, in una generazione già molto connessa e con un benessere psicologico che non è tornato ai livelli pre-pandemia. E le prime evidenze sperimentali dicono che come tutor funziona, ma solo quando proposta con regole e limiti, mentre un uso sregolato può peggiorare l’apprendimento.
Le regole arrivano più lente della tecnologia: il Ministero ha avviato le “Linee guida per l’IA nella scuola” (Linee Guida IA Scuola 2025, 2025) e alcune sperimentazioni, e alcuni paesi hanno scelto di limitare l’accesso dei minori ai social. Per l’IA, come per gli altri strumenti digitali, l’uso a scuola va subordinato alle esigenze formative e ai bisogni dell’età evolutiva.
Di cosa hanno bisogno i ragazzi per crescere in un contesto così complesso e in rapida evoluzione?
Come possono contribuire le realtà educanti (incluso terzo settore, enti locali e fondazioni)?
Possibili approfondimenti
- Cosa succede a Parma/Emilia-Romagna (mancano ancora informazioni locali)
- Mappare cosa stanno facendo le realtà locali della comunità educante (scuole, famiglie, terzo settore, enti locali e fondazioni) per accompagnare la crescita dei ragazzi immersi in questo contesto?
- IA e povertà educativa: vedi indagine Openpolis e Con i bambini