La realtà della scuola nella provincia di Parma
Iscritti, geografia scolastica, alunni con potenziale fragilità…
In sintesi
- Le scuole della provincia di Parma (statali e paritarie, esclusa l’infanzia) contano 52.276 iscritti (a.s. 2024/25). Il calo demografico si inizia a manifestare a partire dalla primaria e dalla secondaria di I grado, mentre la secondaria di II grado cresce ancora (l’onda dei nati fino al 2010 che risale i cicli).
La scuola paritaria della provincia (frequentata da circa il 5% degli alunni) accoglie soprattutto i bambini dell’infanzia, spesso presidiando aree più remote. Dei 104 plessi paritari, 80 sono scuole dell’infanzia, presenti in 21 comuni
Quasi un alunno su quattro ha cittadinanza non italiana, con punte comunali molto più alte (Langhirano ~49%, Busseto ~39%): la scuola è il primo luogo dove si vede la Parma che cambia.
Dall’a.s. 2016/17, a Parma come in Emilia-Romagna, sono cresciuti gli alunni con certificazioni di disabilità - con una crescita impressionante (circa il 40% nelle scuole statali) a fronte di un numero stabile di iscritti.
Gli iscritti: quanti sono e come cambiano
Il calo demografico è entrato in classe dal basso: primaria e secondaria di I grado perdono iscritti negli ultimi 5 anni, mentre la secondaria di II grado cresce ancora (l’onda dei nati fino al 2010 che risale i cicli).
Il numero di iscritti alle scuole paritarie è relativamente più alto nella fascia 6-11 anni (primaria) - o forse ancora più nell’infanzia (qui non rappresentata) - mentre cala all’avanzare dell’ordine di scuola.
La rete dei plessi è rimasta stabile per tutto il decennio (la serie, dall’anagrafe scuole, include l’infanzia e arriva all’a.s. 2026/27): le statali sono quasi immobili, con un lieve calo di primarie e superiori dal 2022, e le ~80 materne paritarie sono costanti. Il calo degli iscritti, per ora, non si è tradotto in chiusure di scuole.
La geografia scolastica dei comuni
Le tre mappe leggono dove stanno le scuole (plessi), quanti alunni servono, e dove si concentrano le presenze straniere.
La geografia scolastica ricalca quella demografica: plessi e alunni si concentrano su Parma città e sui comuni maggiori, mentre in montagna la rete si dirada — Bore e Valmozzola non hanno scuole primarie o secondarie e i loro ragazzi si spostano altrove. La presenza di stranieri riflette, su base scolastica, le concentrazioni già viste nelle mappe demografiche.
La scuola paritaria della provincia serve soprattutto l’infanzia: dei 104 plessi paritari, 80 sono scuole dell’infanzia, diffuse capillarmente in 21 comuni. Negli altri ordini la paritaria è un fenomeno concentrato: 24 plessi in soli 5 comuni (Parma 15, Salsomaggiore 4, Fidenza 3, Busseto e Traversetolo 1). In diversi comuni le paritarie restano un presidio importante e, talora, l’unica o la principale offerta locale.
NB: La mappa conta i plessi presenti nell’anagrafe MIM, anche quelli senza iscritti (es. le primarie di Bore e Valmozzola, formalmente attive ma senza alunni nei dati): “0” = plessi tutti statali, in grigio i comuni senza alcun plesso dell’ordine.
Gli alunni con cittadinanza non italiana
L’incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è cresciuta lungo tutto il decennio in tutta la regione, e Parma si colloca nella fascia alta delle province: nell’a.s. 2024/25 è seconda dopo Piacenza (21,7% contro 25,3%), sopra la media regionale del 18,8%.
L’eterogeneità comunale è fortissima: nei comuni della pedecollina e della bassa a forte domanda di lavoro l’incidenza supera di molto la soglia del 20% (Langhirano ~49%, Busseto ~39%, Colorno ~32%), mentre le code basse si trovano soprattutto nei comuni dell’Appennino.
Gli alunni con disabilità
I dati sono dell’Ufficio scolastico regionale e riguardano le sole scuole statali (infanzia inclusa); contano gli alunni certificati, non la prevalenza delle condizioni.
Gli alunni con disabilità crescono mentre la scuola non cresce: nelle statali della provincia sono passati da ~1.500 (a.s. 2016/17) a ~2.150 (a.s. 2024/25), +41%, con gli alunni totali fermi attorno a 54 mila; la quota è salita dal 2,8% al 3,9%. Parma resta sotto la media regionale (4,4%) lungo tutta la serie, con un andamento parallelo alle altre province: la dinamica è regionale e nazionale (ISTAT, tutte le scuole: dal 2,6% del 2014/15 al 4,8% del 2024/25).
NB: Il dato conta le certificazioni, non i bisogni: più certificazioni possono voler dire più riconoscimento e più sostegno. Va letto come segnale di fragilità potenziale della popolazione scolastica.
La concentrazione è nel primo ciclo: a Parma primaria (4,8%) e secondaria di I grado (4,5%) hanno quote più alte di infanzia (3,1%) e secondaria di II grado (3,2%), con lo stesso profilo della regione.
Sul versante del sostegno, il quadro regionale ISTAT (a.s. 2024/25, tutte le scuole) dice che in Emilia-Romagna il 30,8% degli insegnanti di sostegno viene dalle liste curricolari, senza specializzazione (Italia 22,1%), e che il 7,2% non era ancora assegnato al 10 ottobre (Italia 10,2%). Gli alunni con bisogni educativi speciali non riconducibili a disabilità sono il 12,0% (Italia 9,0%).
Possibili approfondimenti
Le domande a cui questa pagina non risponde ancora, e su cui l’Osservatorio intende lavorare:
- La scuola dell’infanzia, oggi fuori da questi dati: quanti bambini la frequentano, dove, e quale ruolo hanno le paritarie.
- Disabilità e origine: quanto la crescita delle certificazioni riguarda i bambini arrivati dall’estero, dove difficoltà linguistiche e disturbi possono confondersi.
- L’effetto della pandemia: quanto del salto di certificazioni dopo il 2020 è un recupero di diagnosi rimandate e quanto un aumento reale dei bisogni.
- Il sostegno: insegnanti specializzati, assistenti e risorse sono all’altezza della crescita degli alunni certificati?
- Chi rischia di restare indietro: ritardo scolastico, abbandoni e NEET sono l’oggetto della pagina dedicata ai giovani a rischio dispersione.