Giovani a rischio: dispersione scolastica e NEET
In sintesi
- Il ritardo scolastico (più anni dell’età regolare, per bocciature o per l’inserimento in classe inferiore) è il primo segnale della dispersione: 2,8% alla primaria, 8,6% alle medie, quasi 20% alle superiori, dove chi è in ritardo tende poi a uscire.
L’uscita dalla terza media è un momento cruciale: quattro studenti su dieci non raggiungono un livello adeguato in italiano (39%) e in matematica (41%), più della media regionale e in crescita dal 2018. Pur non riflesso da bocciature (i.e. trend sul ritardo), una parte degli studenti avanza nel percorso senza acquisire le basi. Il rischio di dispersione scolastica implicita dipende da vari fattori, incluso lo stato socio-economico e culturale, e il background migratorio – le prove INVALSI rilevano per altro una distinzione tra chi è arrivato da poco e i nati in Italia da genitori stranieri.
L’abbandono scolastico vero e proprio (ELET: chi ha lasciato senza diploma né qualifica) è ormai una quota piccola, in Emilia-Romagna il 6% dei 18-24enni, sotto l’obiettivo europeo (9% entro il 2030): il grosso dei giovani fermi non ha lasciato la scuola, ma ha finito di studiare e non è entrato nel lavoro. E si rileva una differenza di genere: lasciano la scuola più i ragazzi, restano fuori dal lavoro più le ragazze.
Nel 2024 circa un giovane su nove (10,9% dei 15-29enni) in provincia di Parma non studia e non lavora (i cosiddetti NEET): meno che in Italia (15,2%), poco sopra la media regionale (9,6%), e quasi la metà rispetto al picco pandemico.
Dispersione scolastica
Per “dispersione scolastica” si intende l’insieme dei percorsi che si inceppano prima del traguardo: frequenze irregolari, bocciature e ritardi, interruzioni, fino all’abbandono vero e proprio.
Il ritardo scolastico
Quasi un alunno su cinque alle superiori, e quasi uno su dodici alle medie, ha più anni dell’età regolare per la sua classe: il ritardo raddoppia all’ingresso delle superiori, e chi è in ritardo tende poi a uscire dal percorso.
Alle medie Parma sta sopra la media regionale, coerentemente con la quota più alta di alunni arrivati dall’estero. Dal terzo anno delle superiori la quota di ritardo scende, ma perché gli iscritti stessi diminuiscono (a Parma dai 5.000 della prima ai 3.300 della quinta): chi esce era più spesso in ritardo. I dati non distinguono i tre canali di uscita: la fine dell’obbligo a 16 anni, il passaggio ai percorsi triennali di formazione professionale (IeFP) negli enti regionali, fuori dal perimetro delle scuole, e l’abbandono vero e proprio. Una parte esce verso una qualifica, non verso il nulla.
NB: Fonte MIM, dati per singola scuola (statali e paritarie, esclusi serali e corsi per adulti), a.s. 2024/25. È in ritardo chi ha più anni dell’età regolare per la classe (età al 31/12), per bocciature o per l’inserimento in una classe inferiore all’arrivo dall’estero. Non conta chi ha già lasciato la scuola.
Nel trend decennale del ritardo, si osserva una generale inversione di tendenza a partire dal 2020/21 - in parte dovuta all’ordinanza che a fine 2019/20 ha ammesso tutti alla classe successiva, senza bocciature.
In dieci anni il ritardo alle superiori a Parma è sceso dal 22% al 19%, alle medie dal 10% all’8,6%; alla primaria è fermo attorno al 3%. Dopo il gradino del 2020/21 i percorsi divergono: alle superiori Parma e regione risalgono insieme, alle medie Parma risale molto di più.
NB: Fonte MIM, a.s. 2015/16-2024/25, stessa definizione del grafico precedente. L’ordinanza di fine 2019/20 ha azzerato le bocciature per un anno: il salto del 2020/21 è un effetto una tantum, il confronto va fatto tra il prima e il dopo, non attraverso.
In quali comuni si concentra il ritardo
Il ritardo alle medie è più alto nei comuni della pedecollina e della Val Taro a forte presenza straniera e in alcuni comuni appenninici; Parma città e la bassa stanno attorno alla media provinciale.
Le quote più alte sono a Fornovo (24%) e Langhirano (16,5%), su centinaia di alunni, e in alcuni comuni appenninici (Palanzano, Solignano, Corniglio, Tizzano), dove però le medie contano 20-50 alunni e bastano pochi casi a spostare la quota. Il confronto con la mappa degli alunni con cittadinanza non italiana mostra una sovrapposizione solo parziale: Busseto, Colorno e Traversetolo hanno quote di stranieri simili o più alte e stanno sotto o attorno alla media. La presenza straniera da sola non spiega la geografia del ritardo.
NB: Fonte MIM, a.s. 2024/25, secondaria di I grado. Il comune è quello della scuola, non della residenza; la mappa riguarda le medie perché le superiori stanno in soli 9 comuni.
Dispersione implicita: trend positivo ma non per tutti
INVALSI chiama dispersione implicita quella di chi ottiene il titolo senza le competenze di base che dovrebbe certificare (livelli 1-2 sia in italiano sia in matematica, inglese sotto il B1). Alla fine delle superiori, nel 2026, riguarda il 6% dei diplomandi in Italia, il valore più basso dal 2019, e meno del 5% in Emilia-Romagna; il divario è tra licei (3%) e istituti professionali (18%). La stessa misura, calcolata in terza media come rischio di dispersione implicita, è al 12% in Italia e scende dal 2022; l’Emilia-Romagna è tra le regioni sotto il 10%.
Le competenze in terza media segnalano il rischio dispersione
Per provincia esiste una misura più larga: la quota di studenti di terza media che non raggiunge il livello adeguato in italiano o in matematica. Nel 2024 a Parma erano quattro su dieci, più della media regionale e in crescita dal 2018.
Nel 2024 a Parma quattro studenti su dieci non raggiungono il livello adeguato (39% in italiano, 41% in matematica), sopra la media regionale. Rispetto al 2018 la quota è salita di 7-8 punti, come in regione e in Italia: il peggioramento è generale, non parmense.
NB: Fonte ISTAT, Bes dei territori, indicatori “competenza alfabetica / numerica non adeguata”: % di studenti di III media che nelle prove INVALSI si fermano ai livelli 1 e 2 (su 5), cioè sotto il livello 3 che corrisponde ai traguardi previsti; una materia per volta, conteggio su tutti gli studenti, confronti affidabili. Non è il “rischio di dispersione implicita” del Rapporto INVALSI, che richiede livelli bassi in entrambe le materie e in inglese. Qui le due misure non si confrontano e possono muoversi in direzioni diverse.
A Parma più di un alunno su cinque ha cittadinanza non italiana, seconda provincia in regione.
In Italia, alla fine della terza media, è a rischio di dispersione implicita il 22,5% degli studenti nati all’estero, il doppio dei coetanei italiani (11,5%). Chi è nato in Italia da genitori stranieri è invece in linea con gli italiani (10,3%): il fattore di rischio non è la cittadinanza ma l’arrivo recente, a partire dalla lingua.
Alla fine delle superiori il divario scompare (5,9% contro 5,7%), ma secondo il Report INVALSI molti ragazzi di origine straniera hanno lasciato la scuola prima, e al diploma arriva un gruppo selezionato.
NB: Rapporto INVALSI 2026 (INVALSI, 2026), dati nazionali: la distinzione per luogo di nascita non esiste a livello provinciale. La quota di alunni con cittadinanza non italiana (dati MIM) comprende nati all’estero e nati in Italia.
L’entità del fenomeno dei NEET
Circa un giovane su nove tra i 15 e i 29 anni, in provincia di Parma, non studia e non lavora: come in regione, molto meno che in Italia, e in calo dopo il picco della pandemia.
Osservazioni
La traiettoria dell’ultimo quinquennio è la stessa in tutto il Nord: un picco con la pandemia e poi un calo netto, con la ripresa dell’occupazione giovanile. In provincia si tratta comunque di alcune migliaia di giovani.
NB: Fonte ISTAT, Bes dei territori: NEET = 15-29enni né occupati né in istruzione o formazione, stima campionaria dalla Rilevazione sulle forze di lavoro. Le oscillazioni di Parma da un anno all’altro, compreso l’apparente rimbalzo del 2024, stanno dentro il margine di errore: utile per il trend, non per i decimali.
NEET ed ELET: due misure diverse
I NEET contano chi è fermo adesso, qualunque titolo abbia; gli ELET chi ha lasciato il sistema senza un diploma o una qualifica, che lavori o no. In Emilia-Romagna l’abbandono è ormai una quota piccola: il grosso dei NEET è fatto di chi ha finito di studiare e non è entrato nel lavoro.
NEET: giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (%) | |||||
|---|---|---|---|---|---|
Totale | 2024 per sesso | ||||
2019 | 2022 | 2024 | Maschi | Femmine | |
Parma | 12,9 | 10,9 | 10,9 | N.D. | N.D. |
Emilia-Romagna | 14,1 | 12,2 | 9,6 | 6,8 | 12,5 |
Nord-est | 13,0 | 12,5 | 9,2 | 6,9 | 11,7 |
Italia | 22,1 | 19,0 | 15,2 | 13,8 | 16,6 |
Fonte: ISTAT, Bes dei territori (ed. 2025); stima campionaria (Rilevazione sulle forze di lavoro). | |||||
NEET = Not in Education, Employment or Training: né occupati né in istruzione o formazione, qualunque titolo di studio. Per sesso: dato regionale (Bes nazionale), non disponibile per Parma. Leggere il trend, non i decimali. | |||||
ELET: giovani di 18-24 anni usciti presto da istruzione e formazione (%) | |||||
|---|---|---|---|---|---|
Totale | 2025 per sesso | ||||
2019 | 2022 | 2025 | Maschi | Femmine | |
Emilia-Romagna | 11,1 | 9,5 | 6,0 | 6,9 | 5,1 |
Nord-est | 9,5 | 9,4 | 6,8 | 8,8 | 4,6 |
Italia | 13,3 | 11,5 | 8,2 | 10,1 | 6,2 |
Fonte: ISTAT, Bes (aggiornamento intermedio 2026); stima campionaria (Rilevazione sulle forze di lavoro). | |||||
ELET = Early Leavers from Education and Training: al più la licenza media e fuori da ogni corso, occupati o no. Obiettivo UE 2030: sotto il 9%. Il dato non esiste a livello provinciale. | |||||
Perché guardarli insieme. L’abbandono (ELET) in Emilia-Romagna è sceso dall’11% del 2019 al 6% del 2025, già sotto l’obiettivo europeo del 9%; i NEET sono ancora quasi uno su dieci. Il problema dei giovani fermi non nasce a scuola, nasce dopo: nella transizione dal titolo di studio al lavoro.
Il genere va in direzioni opposte. Lasciano la scuola più i ragazzi (ELET 6,9% contro 5,1% in regione), restano fuori dal lavoro più le ragazze (NEET 12,5% contro 6,8%, quasi il doppio). Le ragazze arrivano più lontano nel percorso formativo ma entrano meno nel lavoro, due problemi diversi.
Parma. Sui NEET la provincia è in linea con la regione (10,9% contro 9,6%, differenza dentro il margine di errore) e il calo dal 2019 va di pari passo con l’occupazione giovanile, salita dal 36% al 44%: è il mercato del lavoro che assorbe, non la scuola che trattiene di più.
NB: Fonte ISTAT. ELET = 18-24enni con al più la licenza media e fuori da ogni percorso di istruzione o formazione (obiettivo UE: sotto il 9% entro il 2030); NEET come sopra. Entrambe stime campionarie della Rilevazione sulle forze di lavoro riprese nel Bes: NEET dal Bes dei territori (provinciale, fino al 2024), ELET dal Bes nazionale (regionale, fino al 2025): il dato provinciale dell’abbandono non esiste.
Possibili approfondimenti
- Dettagliare il profilo di chi abbandona davvero: età, genere, origine, indirizzo di studi, territorio (cfr. nuovo indicatori Istat sulla
povertà educativa). - Capire meglio il nesso tra ritardo e origine straniera (importante distinzione tra nati all’estero e nati in Italia da genitori stranieri).