Giovani a rischio: dispersione scolastica e NEET nella provincia di Parma
Un affondo su chi rischia di lasciare la scuola o resta fuori da studio e lavoro: quanti sono, quali segnali li anticipano, dove sono
In sintesi
Nel 2024 circa un giovane su nove (10,9% dei 15-29enni) in provincia di Parma non studia e non lavora (i cosiddetti NEET): meno che in Italia (15,2%), poco sopra la media regionale (9,6%), e quasi la metà rispetto al picco pandemico.
L’abbandono scolastico vero e proprio (ELET: chi ha lasciato senza diploma né qualifica) è ormai una quota piccola, in Emilia-Romagna il 6% dei 18-24enni, sotto l’obiettivo europeo: il grosso dei giovani fermi non ha lasciato la scuola, ma ha finito di studiare e non è entrato nel lavoro. E si rileva una differenza di genere: lasciano la scuola più i ragazzi, restano fuori dal lavoro più le ragazze.
L’uscita dalla terza media è un momento cruciale, dove si possono vedere le prime avvisaglie del rischio dispersione/abbandono: quattro studenti su dieci non raggiungono un livello adeguato in italiano (39%) e in matematica (41%), più della media regionale e in crescita dal 2018.
Il ritardo scolastico (avere più anni dell’età regolare per la classe) riguarda il 2,8% degli alunni alla primaria, l’8,6% alle medie e quasi il 20% alle superiori: il salto avviene all’ingresso delle superiori, e chi è in ritardo tende poi a uscire dal percorso.
Se il trend decennale di alunni in ritardo decresce (si boccia meno), è però cresciuta la quota di studenti di terza media senza competenze adeguate. I due andamenti, letti insieme, suggeriscono che una parte degli studenti avanza nel percorso senza acquisire le basi: è la “dispersione implicita” (definizione INVALSI), che non compare nei numeri degli abbandoni ma pesa allo stesso modo sul futuro dei ragazzi.
L’entità del fenomeno dei NEET
Circa un giovane su nove tra i 15 e i 29 anni, in provincia di Parma, non studia e non lavora: come in regione, molto meno che in Italia, e in calo dopo il picco della pandemia.
A Parma circa un giovane su nove non studia e non lavora, una quota simile alla media regionale e molto sotto quella nazionale (circa uno su sette). La traiettoria dell’ultimo quinquennio è la stessa in tutto il Nord: un picco con la pandemia e poi un calo netto, con la ripresa dell’occupazione giovanile.
NB: I NEET sono i 15-29enni né occupati né in istruzione o formazione. Il dato è una stima campionaria ISTAT (Rilevazione sulle forze di lavoro): le oscillazioni di Parma da un anno all’altro, compreso l’apparente rimbalzo del 2024, stanno dentro il margine di errore; utile per il trend, non per i decimali.
NEET ed ELET: due misure diverse
I NEET contano chi è fermo adesso, qualunque titolo abbia; gli ELET chi ha lasciato il sistema senza un diploma o una qualifica, che lavori o no. In Emilia-Romagna l’abbandono è ormai una quota piccola: il grosso dei NEET è fatto di chi ha finito di studiare e non è entrato nel lavoro.
NEET: giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (%) | |||||
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Totale | 2024 per sesso | ||||
2019 | 2022 | 2024 | Maschi | Femmine | |
Parma | 12,9 | 10,9 | 10,9 | N.D. | N.D. |
Emilia-Romagna | 14,1 | 12,2 | 9,6 | 6,8 | 12,5 |
Nord-est | 13,0 | 12,5 | 9,2 | 6,9 | 11,7 |
Italia | 22,1 | 19,0 | 15,2 | 13,8 | 16,6 |
Fonte: ISTAT, Bes dei territori (ed. 2025); stima campionaria (Rilevazione sulle forze di lavoro). | |||||
NEET = Not in Education, Employment or Training: né occupati né in istruzione o formazione, qualunque titolo di studio. Per sesso: dato regionale (Bes nazionale), non disponibile per Parma. Leggere il trend, non i decimali. | |||||
ELET: giovani di 18-24 anni usciti presto da istruzione e formazione (%) | |||||
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Totale | 2025 per sesso | ||||
2019 | 2022 | 2025 | Maschi | Femmine | |
Emilia-Romagna | 11,1 | 9,5 | 6,0 | 6,9 | 5,1 |
Nord-est | 9,5 | 9,4 | 6,8 | 8,8 | 4,6 |
Italia | 13,3 | 11,5 | 8,2 | 10,1 | 6,2 |
Fonte: ISTAT, Bes (aggiornamento intermedio 2026); stima campionaria (Rilevazione sulle forze di lavoro). | |||||
ELET = Early Leavers from Education and Training: al più la licenza media e fuori da ogni corso, occupati o no. Obiettivo UE 2030: sotto il 9%. Il dato non esiste a livello provinciale. | |||||
Perché guardarli insieme. L’abbandono (ELET) in Emilia-Romagna è sceso dall’11% del 2019 al 6% del 2025, già sotto l’obiettivo europeo del 9%; i NEET sono ancora quasi uno su dieci. Il problema dei giovani fermi non nasce a scuola, nasce dopo: nella transizione dal titolo di studio al lavoro.
Il genere va in direzioni opposte. Lasciano la scuola più i ragazzi (ELET 6,9% contro 5,1% in regione), restano fuori dal lavoro più le ragazze (NEET 12,5% contro 6,8%, quasi il doppio). Le ragazze arrivano più lontano nel percorso formativo, ma poi entrano meno nel mondo del lavoro: due problemi diversi, che chiedono risposte diverse.
Parma. Sui NEET la provincia è in linea con la regione (10,9% contro 9,6%, differenza dentro il margine di errore) e il calo dal 2019 va di pari passo con l’occupazione giovanile, salita dal 36% al 44%: è il mercato del lavoro che assorbe, non la scuola che trattiene di più.
NB: Entrambe sono stime campionarie ISTAT (Rilevazione sulle forze di lavoro) riprese nel Bes: leggere il trend, non i decimali. NEET dal Bes dei territori (provinciale, fino al 2024), ELET dal Bes nazionale (regionale, fino al 2025): il dato provinciale dell’abbandono non esiste.
Quali segnali anticipano la dispersione scolastica
Le competenze in terza media
In terza media quattro studenti su dieci non raggiungono un livello adeguato in italiano e in matematica: più della media regionale, e la quota cresce da anni. È il primo segnale, misurabile su tutti gli studenti, del rischio di dispersione.
Nel 2024 a Parma il 39,1% in italiano e il 41,1% in matematica non raggiungono il livello adeguato: sopra la media regionale (37,9% e 38,5%), in mezzo alla classifica delle province ER (Ferrara e Piacenza peggio, Bologna e Rimini meglio) e in peggioramento continuo dal 2018 (31,5% e 34,0%). Il divario di genere è netto e speculare: i maschi vanno peggio in italiano (44,9%), le femmine in matematica (42,4%).
NB: Prove INVALSI riprese dall’ISTAT nel Bes dei territori a livello provinciale. A differenza dei NEET è un conteggio su tutti gli studenti, non una stima: i confronti tra province e nel tempo sono affidabili.
Il ritardo scolastico
Quasi un alunno su cinque alle superiori, e quasi uno su dodici alle medie, ha più anni dell’età regolare per la sua classe: il ritardo raddoppia all’ingresso delle superiori, e chi è in ritardo tende poi a uscire dal percorso.
Il ritardo cresce nel primo ciclo (dal 2% in prima primaria al 10% in terza media) e raddoppia all’ingresso delle superiori (19,6% in prima, a.s. 2024/25). Alla secondaria di I grado, Parma sta sopra la media regionale, coerentemente con la quota più alta di alunni arrivati dall’estero.
Dal 3° anno delle superiori, per varie ragioni, la quota non cresce più ma scende. Gli stessi iscritti sono meno (a Parma la prima superiore ha 5.001 iscritti, la quinta 3.334, in regione si va da 47 mila a 34 mila). Questi dati non distinguono 3 possibili canali di uscita: 1) la fine dell’obbligo scolastico a 16 anni; 2) il passaggio ai percorsi triennali di formazione professionale (IeFP) negli enti regionali, che escono dal perimetro delle scuole, e 3) l’abbandono vero e proprio. Evidentemente, chi esce era più propenso ad essere in ritardo, ma una parte esce verso una qualifica, non verso il nulla.
NB: Un alunno è in ritardo quando ha più anni dell’età regolare per la classe (età al 31/12): per bocciature o perché, arrivando dall’estero, è stato inserito in una classe inferiore. Non conta chi ha già lasciato la scuola. Dati MIM per singola scuola, statali e paritarie, esclusi corsi serali e per adulti.
Nel trend decennale del ritardo, si osseva una generale inversione di tendenza a partire dal 2020/21 - in parte dovuta all’ordinanza che a fine 2019/20 ha ammesso tutti alla classe successiva, senza bocciature.
In dieci anni il ritardo alle superiori a Parma è sceso dal 22% al 19%, alle medie dal 10% all’8,6%; alla primaria è fermo attorno al 3%. Il gradino del 2020/21 è l’effetto dell’ordinanza che a fine 2019/20 ha ammesso tutti alla classe successiva: senza bocciature il ritardo crolla in tutti gli ordini. Da lì in poi i percorsi divergono: alle superiori Parma e regione risalgono insieme, alle medie Parma risale molto di più (dal 6,4% all’8,6%, contro il 6,8% regionale) e la forbice, che si stava chiudendo, si riapre.
In quali comuni si concentra la fragilità
Il ritardo alle medie è più alto nei comuni della pedecollina e della Val Taro a forte presenza straniera e in alcuni comuni appenninici; Parma città e la bassa stanno attorno alla media provinciale.
Le quote più alte di ritardo stanno nella pedecollina e in Val Taro a forte presenza straniera (Fornovo 24%, Langhirano 16,5%, su centinaia di alunni) e in alcuni comuni appenninici (Palanzano, Solignano, Corniglio, Tizzano), dove però le medie contano 20-50 alunni e bastano pochi casi a spostare la quota. Parma città e i comuni della bassa stanno attorno alla media provinciale.
NB: Il comune è quello della scuola, non della residenza; la mappa riguarda le medie perché le superiori stanno in soli 9 comuni. Nei comuni con poche decine di alunni bastano pochi casi a spostare la quota.
Possibili approfondimenti
Le domande a cui questa pagina non risponde ancora, e su cui l’Osservatorio intende lavorare:
- Chi abbandona davvero: quanti ragazzi lasciano la scuola prima del diploma o della qualifica, e quanti dei 5 mila che entrano in prima superiore arrivano in fondo. Il dato ufficiale sull’uscita precoce esiste solo a livello regionale: per Parma servono altre fonti.
- La dispersione implicita: quanti arrivano al diploma senza le competenze di base, secondo le prove INVALSI di fine superiori.
- Ritardo e origine: quanto del ritardo scolastico dipende dagli inserimenti di ragazzi arrivati dall’estero, e quanto dalle bocciature; e perché alle medie Parma è risalita più della regione dopo la pandemia.
- La seconda chance: chi rientra in formazione attraverso corsi serali, centri per adulti e percorsi professionali, e con quali esiti.
- Il territorio: dove il rischio di dispersione si concentra, in relazione alla fragilità economica e sociale dei comuni.
- Chi sono i NEET: quanti hanno un diploma o una laurea e quanti si sono fermati prima, e perché le giovani donne restano fuori dal lavoro più dei coetanei; è il ponte con la pagina sul passaggio dalla scuola al lavoro.